Calcio e solidarietà

Cos’è x noi la solidarietà ? ! ?

Sembra una domanda normale. Ed una domanda normale è seguita da una risposta altrettanto normale. Sembra, ma non è affatto così. Quando si parla di solidarietà o di qualunque cosa che le assomigli tutto si fa più difficile, si fa più serio. L’uomo sente parlare di solidarietà e pensa ai soldi, pensa ai poveri, ai ricchi, a varie associazioni, a partite di calcio o a concerti stratosferici. Vero! Tutte queste cose fanno parte o contribuiscono ad arricchire la parola solidarietà. Bisogna però pensare un po’ al vero significato della solidarietà. Personalmente vedo questa parola come un dono. Un dono essenziale per chi ne ha bisogno per sopravvivere ed ancor più essenziale per chi ha bisogno di usarlo nei confronti del prossimo. Penso che chi sia “solidale” sia a posto con se stesso e con la propria anima perchè sa che a sua volta, quando ne avrà bisogno, qualcuno penserà di aiutarlo con la stessa solidarietà che un giorno aveva usato per far valere la propria generosità!

 Il termine solidarietà deriva da solidale o solidario; entrambi nascono da solido vale a dire: “intero, compatto massiccio, senza cavità o vuoti esterni”. L’agire solidale dovrebbe di per sé rispondere ad un vincolo sociale , ad un collegamento rigido di unità interconnesse. Solidale vuol dire presupporre una unità sociale che nella realtà pratica non è qualcosa di dato ma qualcosa da costruire. Noi, ragazzi dai 18 ai 20 anni, ci proviamo, cercando di poter diventare realmente ambasciatori dei valori della solidarietà parlando un po’ dei nostri pensieri e dello sport che amiamo fin dai primi anni di vita!

“Non far sapere alla tua mano destra

quel che fa la tua mano sinistra”

Direi che è lecitissimo chiedersi: “cos’è la solidarietà? Come usarla senza passare per ipocriti?” Il nostro parere ci fa pensare che la solidarietà possa essere uno dei doni più sprecati. Non si può adoperarla perchè costretti o indirizzati dalle circostanze, questo è un affare della propria coscienza. In più, a prescindere di come la si usa, il giudizio degl’altri è poca cosa. Dev’essere un gesto che facciamo per noi stessi e non pubblicizzare il proprio operato agli altri, si rischierebbe di trasformare il tutto in un motivo di vanto e tutto ciò che si è fatto di buono in precedenza svanirebbe; ancor peggio sarebbe dire il falso e quindi mentire o inventarsi gesti di solidarietà mai compiuti.

Ci sono infiniti modi per barare sulla solidarietà, ne sono un esempio quelle campagne di aiuto internazionale che si sono rivelate nel tempo niente altro che un business per pochi. Di contro non si può barare sull’ etica poiché essa è sottesa all’azione reale, ne rappresenta il seme, il fermento. Un’etica che predica l’amore dei popoli ed ottiene un profitto solo per i detentori del potere è subito smascherabile, è sufficiente un po’ di analisi razionale. Per far diventare l’etica della solidarietà un etica solidale bisogna sviluppare un sentimento di unità sociale, una consapevolezza di essere vincolati in solido, in un “intero, compatto e massiccio corpo intero”.

 

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